Portare il pane della vita al mondo
La solennità del Corpo e Sangue del Signore ha un significato storico da non dimenticare. È stata istituita per la Chiesa universale da papa Urbano nel 1264 e divenne processione, sempre per tutta la chiesa nel 1312. Questa svolta della pratica cattolica della fede nasceva da un’osservazione evangelica essenziale: Gesù ha dato il suo sangue in croce per la salvezza di tutta l’umanità. Il messaggio del vangelo è stato fin dall’inizio universale: Cristo è donato per la vita del mondo. L’eucaristia si può quindi chiamare “Pane dal cielo” perché Cristo nella forma di cibo non è più nel suo essere naturale umano ma un altro essere (vero) altra vita nascosta e misteriosa, vita che dà la vita al mondo che rimane anche quando il mondo è morto della sua vita naturale, quella che viene dalla terra e non dal cielo, dalla carne e dal sangue non da Dio (Gv 1,13).
Questa vita vera comunicata come grazia ha condizione di cibo perché diventi carne in chi lo riceve con fede e sia così ripristinato l’antico modo con il quale l’umanità avrebbe dovuto accedere alla vita vera: mangiare del frutto dell’albero della vita, come dice il primo libro della Bibbia (Gen 3,22). Il Nuovo Testamento termina con un annuncio parallelo: “In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l'albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni” (Ap 22,2).
Il cibo eucaristico che è la vita di Gesù nascosta in esso. È il frutto di quell’albero. Questo cibo può essere chiamato frutto, perché Cristo lo implorò dal Padre e meritò con passione e morte della quale è anche vivente memoria. “Per il pieno abbandono a lui venne esaudito” (Eb 5,7). Non fu immune dalla morte naturale e non fu esaudito e ha sostenuto la morte e la sua angoscia. Questa forma misteriosa di vita, comunicata per modo del cibo, suppone che i credente già vivano ed è per questo che l’Eucaristia non si può ricevere se non da quelli che sono nati nelle acque battesimali e abbiano ricevuto il suo perdono. La fede viva condizione necessaria per ricevere il dono del pane di vita. “chi viene a me non avrà più fame” (Gv 6,35) di quest’acqua non avrà più sete (Gv 4,13-14). Quest’acqua è il premio della fede, pura grazia. Il sangue di Cristo misto all’acqua viva della fede, simbolo del popolo che si unisce strettamente e s’incorpora a Cristo. Come la farina diventa pane mescolandosi con l’acqua.
Questo cibo è destinato alla città (come esprimiamo nella processione) perché la chiesa è nel mondo senza essere del mondo. è per la città, non per governarla politicamente. Non si può prendere il vangelo per governare. Va dato a Cesare quel che è di Cesare. Unico potere della Chiesa è il servizio. Da questo pane che comporta di servire scomparendo (Mt 25,34-35) i politici possono prendere spunto e illuminazione. C’è bisogno di credenti che assumano il servizio politico che la chiesa ha sempre indicato come la forma più difficile e impegnativa dell’Agape, perché è indispensabile per la vita sociale e la giustizia.
Di fronte a questo mondo violento e frammentato oggi ancor più riaffiora il desiderio di questo cibo dal cielo. Ecco lo stile della presenza cristiana nel mondo: cospargere le strade di petali profumati (l’antico compito affidato alle bambine e bambini della prima comunione): l’annuncio di Cristo come profumo, presenza nella città come bellezza. Di questo i cristiani sono convinti: vera felicità è stare nella casa del Padre di cui il Pane è alimento sapendo che si può giungere lì solo per una via stretta: servire scomparendo. Un desiderio così intenso, al punto che Paolo ammette: “desidero lasciare questa vita ed essere con Cristo” (Fil 1,23). In un mondo materialista e scompaginato, il nostro umile cammino processionale è una grande missione.
07/06/2026
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